Una panoramica tecnica sul processo di distillazione del tabacco sviluppato nei laboratori di ricerca TNTVAPE: dal metodo sotto vuoto alla Bi-Distillazione, con confronto tra distillati, estratti, macerati e idrolati.
Quando parliamo di distillazione del tabacco non stiamo descrivendo una semplice filtrazione o una “chiarificazione” di un macerato, ma un vero processo estrattivo che lavora sulla matrice fogliare in modo selettivo. L’obiettivo è isolare le molecole aromatiche utili ed escludere a priori zuccheri, proteine, lipidi, cere, clorofille, lignina, batteri, virus e muffe, cioè tutti i componenti che non vogliamo portare nel prodotto finale.
La tecnica descritta in questa pagina è il risultato di anni di lavoro del reparto Ricerca & Sviluppo TNTVAPE su matrici tabaccose reali, con l’obiettivo di ottenere distillati tecnicamente più puliti, costanti e compatibili con i sistemi di vaporizzazione moderni.
Il processo parte da foglie di tabacco selezionate e triturate, disperse in glicole propilenico (PG). Da qui la miscela viene trasferita in un impianto dedicato (evaporatore rotante sotto vuoto, scambiatori, condensatori) dove entrano in gioco meccanica, chimica e fisica: variando pressione, temperatura e condizioni di agitazione possiamo decidere quali componenti volatili far migrare nella fase distillata e quali lasciare indietro.
Un punto fondamentale è che la nostra distillazione impiega solo glicole propilenico come veicolo, escludendo completamente solventi organici come alcol etilico o derivati del petrolio (es. dimetilchetoni, etere etilico). Questo consente di mantenere un profilo di sicurezza estremamente controllato e un comportamento prevedibile in emissione, perché la matrice di processo è la stessa che ritroviamo nei liquidi finiti.
Il risultato è un distillato di tabacco che:
Questo livello di controllo sul processo ci ha portato fino all’ottenimento di un CAS number dedicato per i distillati, perché la sostanza che si ottiene non corrisponde a nulla di già esistente in letteratura chimica: è un prodotto nuovo, definito dal nostro metodo.
La distillazione sotto vuoto è il cuore del processo: abbassando la pressione interna dell’impianto abbassiamo anche il punto di ebollizione delle componenti volatili del tabacco. Questo significa poter lavorare a temperature molto più basse rispetto a una distillazione atmosferica, riducendo drasticamente lo stress termico sulla matrice.
A pressioni ridotte le molecole aromatiche “giuste” evaporano e vengono convogliate verso il condensatore, mentre le frazioni pesanti e indesiderate (zuccheri, cere, resine, prodotti di ossidazione) restano nel residuo. In pratica:
Dopo alcuni anni di lavoro con un solo ciclo estrattivo, l’evoluzione naturale del processo è stata introdurre una seconda fase dedicata: la Bi-Distillazione. In questo protocollo il distillato ottenuto viene nuovamente lavorato con parametri differenti (pressione, temperatura, tempi) per raggiungere obiettivi che in una sola passata sarebbero irraggiungibili.
La Bi-Distillazione consente di:
Lo stesso protocollo di Bi-Distillazione è stato applicato con successo anche ad altre materie prime complesse, come il chicco di caffè, portando alla creazione del primo caffè distillato con riconoscimento di CAS number dedicati. È la conferma che non si tratta di un semplice “trucco di filtrazione”, ma di una tecnologia estrattiva scalabile a più matrici vegetali.
Nel linguaggio comune vengono spesso usati come sinonimi termini come distillato, estratto, macerato e idrolato. Dal punto di vista tecnico non sono affatto la stessa cosa: cambiano il modo in cui viene trattato il tabacco, il tipo di molecole che finiscono nel prodotto finito, il livello di impurità e l’impatto su coil e sistemi di vaporizzazione.
| Metodo | Come viene ottenuto | Punti di forza | Limiti |
|---|---|---|---|
| Distillato di tabacco | Distillazione sotto vuoto in glicole propilenico. Le foglie di tabacco vengono lavorate in impianto, le frazioni aromatiche volatili evaporano e vengono condensate in una fase distillata pulita. | Seleziona solo le frazioni aromatiche desiderate, riduce drasticamente le impurità, è molto più coil-friendly, consente un maggiore controllo del processo e una standardizzazione del prodotto (CAS dedicato, parametri ripetibili). | Richiede impianti e competenze specifiche, tempi di sviluppo più lunghi e un controllo continuo di pressione e temperatura. |
| Estratto | La matrice viene messa a contatto con un solvente (es. glicole), che solubilizza una gamma molto ampia di componenti: aromi, ma anche zuccheri, resine, pigmenti. | Aroma intenso e molto “carico”, buona rappresentazione del carattere del tabacco, processo relativamente più semplice rispetto alla distillazione. | Porta con sé molte impurità pesanti (zuccheri, cere, residui), tende a sporcare rapidamente le coil, è più difficile da standardizzare nel lungo periodo. |
| Macerato | Le foglie di tabacco vengono lasciate a lungo in macerazione nel solvente, spesso a temperatura ambiente o leggermente elevata, e poi filtrate. | Processo semplice, accessibile, resa aromatica molto “grezza” e carica, percezione estremamente realistica della materia prima, soprattutto su tabacchi scuri. | Il solvente scioglie praticamente tutto: nicotina naturale, catrami, zuccheri, cere, fenoli. Anche con filtrazioni spinte resta un prodotto molto sporco e poco coil-friendly, con forte tendenza a incrostare resistenze e cotone. |
| Idrolato | È una fase acquosa aromatica ottenuta come sottoprodotto di distillazioni in corrente di vapore. In pratica è acqua che contiene tracce di componenti volatili. | Profumo delicato, può avere applicazioni in altri settori (cosmetica, profumazione ambiente). | Contiene una bassa concentrazione aromatica, è poco adatto a sistemi che lavorano con glicole e glicerina, e non può essere considerato equivalente a un vero distillato di tabacco in PG: è un sottoprodotto, non il cuore del processo. |
La differenza chiave è che nel distillato la separazione avviene per evaporazione e condensazione controllate in vuoto: si decide a monte quali molecole portare con sé e quali lasciare nel residuo. In estratti e macerati, invece, il solvente tende a sciogliere indiscriminatamente tutto ciò che può, portando con sé molte più sostanze indesiderate.
Anche gli idrolati non risolvono il problema: sono fasi acquose molto diluite, nate come sottoprodotto, che non hanno la concentrazione, la selettività e il comportamento di un distillato di tabacco progettato per essere lavorato in glicole propilenico e pensato per sistemi moderni.
Per un approfondimento completo, puoi leggere:
Distillato, estratto, macerato, organico: le vere differenze
Perché non idrolati e microfiltrati
Gli approfondimenti collegati sono pubblicati sul blog ufficiale TNTVAPE e riprendono in chiave divulgativa i concetti tecnici introdotti in questa pagina.
Analisi completa delle diverse tecniche di lavorazione del tabacco.
Leggi l’articolo →I limiti tecnici degli idrolati rispetto al distillato sotto vuoto.
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